Modigliana e trekking Ca’ Cornio – San Valentino

Modigliana

Modigliana è una cittadina ubicata nell’appennino tosco-romagnolo. Nella primavera del 1377 Modigliana entrò sotto l’influenza della Repubblica di Firenze. Tuttavia i suoi confini mutarono con l’arrivo di Benito Mussolini al potere. Nel 1923, infatti, con regio decreto entrò a far parte della provincia di Forlì insieme ad altri comuni. Con questa mossa si ebbe l’intenzione di far confluire le sorgenti del Fiume Tevere sotto Forlì, provincia natale del duce, così da riesumare i fasti dell’antico impero.

La sua storia è interessante in quanto fu protagonista della resistenza nei primi anni ’40. Fu qui, infatti, che nacque la banda Corbari, un gruppo di partigiani che effettuarono una serie di azioni eroiche contro il terrore nazi-fascista.

Il sentiero della resistenza. Modigliana – Ca’ Cornio – San Valentino

Il battaglione Corbari fu un gruppo di giovani in cammino che, presa la decisione più dura, la guerra contro fascismo e nazismo, hanno fatto di queste colline la loro caserma.
Il comandante, Sirio “Silvio” Corbari, detto anche “Curbera” (1923-1944) rappresentò una figura leggendaria della Resistenza romagnola. Fu guerrigliero audace; memorabili gli assalti a colonne motorizzate e presidi fascisti. Era abilissimo in travestimenti con i quali si faceva beffe dei nemici.

I PIU’ FIDATI AMICI E COMPAGNI DI LOTTA

Adriano Casadei (1922-1944). Giovane studente, lanciatore di martello, fu comandante carismatico. Freddo e riflessivo, fu clamorosa la sua azione contro i tedeschi sul monte Lavane.
Iris Versari (1922-1944). Figlia di contadini e animata da ideali di giustizia sociale; nella lotta antifascista, per cui seppe guerreggiare come gli uomini, fu tenace e generosa.
Arturo Spazzoli (1923-1944). Appena nominato ufficiale di aeronautica, decise di entrare nella guerriglia.
Il gruppo decisamente autonomo nella strategia militare e nei rapporti con i politici, trovò l’ultimo rifugio a Ca’ Cornio. Traditi da un doppiogiochista, si trovarono assediati dai nazifascisti. Iris Versari, temendo di essere di peso per i compagni perché ferita, si tolse la vita; Corbari, Casadei e Spazzoli furono catturati e uccisi; i loro corpi esibiti in Piazza Saffi a Forlì.
Il sentiero trova conclusione a San Valentino, presso Tredozio. Nella locale canonica, don Luigi Piazza ospitava i partigiani; egli stesso fu un vero “prete partigiano”, tanto che, morto Corbari, si unì alla formazione.

Modigliana
Vista dal Sentiero della Resistenza

Chiesa di Don Luigi Piazza

Questa chiesa era l’abitazione di don Luigi Piazza. Negli anni 1943-1944 fu sempre aperta ai partigiani del battaglione “Corbari”. Anche i contadini della vallata furono con loro ospitali nonostante le minacce di morte di tedeschi e fascisti.

Modigliana

Storia della Banda Corbari

Il battaglione Corbari originò dal gruppo di giovani antifascisti che il 16 settembre 1943, lasciata Faenza, si portava alle sorgenti del fiume Samoggia e vi costituiva la prima formazione partigiana del faentino che in ottobre assaltò e disarmò le caserme delle vallate del Montone e del Tramazzo. A Rocca San Casciano sottrasse un camion della milizia. L’automezzo servì per compiere altre azioni divenute famose come imprese “del camion fantasma”. Nonostante le brillanti operazioni compite, tra i partigiani sorsero discussioni riguardo la strategia e la disciplina e alla fine di ottobre 1943 la formazione si scisse in diversi gruppi.

Agli inizi di dicembre 1943 Silvio Corbari, a capo di una decina di uomini, si insediò nell’area a monte di Tredozio e si unì con il gruppo che faceva capo ad Aldo Celli e Iris Versari, una decina di uomini, slavi e italiani che già operavano nella zona di Tredozio. I tedeschi, che non potevano tollerare la perdita di un centro importante per il controllo del crinale appenninico sul quale sarebbe passata la “Linea Gotica”, effettuarono due rastrellamenti il 20 gennaio contro Ca Morelli e il 27 gennaio nella zona di Molinetto. Il bilancio fu pesante: quattro partigiani uccisi, 25 catturati. Sette furono poi fucilati, il 5 aprile 1944, in un forte di Verona. Gli altri furono inviati in campo di concentramento in Germania. Anche numerosi civili furono arrestati e condotti a Bologna per gli interrogatori. Poterono far ritorno alle loro case grazie all’intransigenza dimostrata dall’allora commissario prefettizio Iacopo Vespignani.

La ricostruzione della formazione avvenne molto lentamente. Tra marzo e aprile salirono in montagna i militanti di Giovane Italia, gruppo costituito a Forlì da Adriano Casadei. Egli diede al battaglione un inquadramento militare e lo attrezzò alle tecniche della guerriglia. Il numero dei combattenti della Corbari non superò mai la cinquantina, ma le spericolate azioni di Silvio Corbari e Iris Versari fecero ritenere ai tedeschi e ai fascisti di avere di fronte un distaccamento partigiano molto numeroso e ben organizzato. 

Il 26 giugno sbarcava con una missione ORI (Organizzazione Resistenza Italiana), alle foci del fiume Reno, Arturo Spazzoli col compito di rafforzare i gruppi ORI che lavoravano alla costituzione di una brigata che riunisse i partigiani della zona dove operava il battaglione Corbari. Il 10 luglio, nel corso della marcia di trasferimento verso il Monte Lavane dove era previsto un aviolancio di armi alleato, il comandante e il vicecomandante della brigata in via di formazione, nei pressi dell’Eremo di Gamogna, ebbero uno scontro a fuoco con i tedeschi e rimasero uccisi. Per le missioni dell’ORI e per la banda Corbari iniziò un periodo molto difficile. Il 19 luglio 1944, le armi e i materiali paracadutati dagli alleati sul Monte Lavane andarono in parte perduti per effetto di un rastrellamento tedesco.

Il 28 luglio fu arrestato dalla polizia germanica il marconista della missione “radio Zella”. Il 4 agosto furono arrestati nell’abitazione di Forlì, Gianfranco Rossi e la madre, che avevano svolto attività di collaborazione con la “banda Corbari”. I due rinchiusi nel carcere della caserma di Castrocaro fecero una dettagliata delazione dei loro contatti con gli antifascisti, permettendo ai militi del 1°battaglione “M” IX Settembre, giunti in Romagna nella seconda metà di luglio, di arrestare e fucilare nel cimitero di Castrocaro numerosi antifascisti collegati con l’attività di Corbari. Il 6 agosto fu arrestato Tonino Spazzoli, uno dei più prestigiosi dirigenti dell’ORI. Il fratello Arturo, suo stretto collaboratore, si portò presso Adriano Casadei per preparare un piano di evasione di Tonino dal carcere di Forlì.

Il 6 agosto Corbari e Iris Versari dalla Chiesa di San Valentino si trasferirono a Cornio (la casa è oggi raggiungibile scendendo la mulattiera che costeggia la chiesa), mentre la quasi totalità degli uomini si spostava a Monte del Tesoro. Il 15 agosto 1944, con una finta evasione dalla Caserma di Castrocaro Gianfranco Rossi recuperava la libertà assieme ad un altro minorenne Antonio Benenati. I due rintracciarono Corbari a Cornio di Tredozio e riuscirono a convincerlo dell’autenticità della loro evasione. Il mattino del 16 agosto, dopo aver sottratto le armi di Iris Versari, immobilizzata a letto per una ferita, si allontanarono. Le ricerche dei due fuggitivi ordinate da Corbari furono infruttuose. Il 17 agosto da Celle di Villanova (Modigliana) dove si trovavano, anche Arturo Spazzoli e Adriano Casadei salirono a Cornio per incontrare Silvio Corbari.

Ca' Cornio - Casa Corbari

All’alba del 18 agosto 1944, un reparto formato da militari tedeschi e da militi del battaglione “M”IX settembre circondò il casolare. Nello scontro che ne seguì rimasero uccisi un soldato tedesco e Arturo Spazzoli. Iris Versari, si suicidò per evitare di cadere viva nelle mani dei suoi nemici. Silvio Corbari e Adriano Casadei tentarono la fuga saltando da una finestra posta sul retro della casa. Furono raggiunti da colpi di mitra alle braccia e Corbari anche alla testa. I colpi lo fecero rovinare al suolo procurandogli altre ferite al torace. Fu catturato assieme a Casadei fermatosi per soccorrerlo. I due giovani furono portati a Castrocaro e alle 13 impiccati nei portici della cittadina.

Quella stessa mattina i fascisti uccisero Sante Piani, contadino di Cornio di sopra, dopo avergli fatto trasportare sul Monte Trebbo, i cadaveri di Arturo Spazzoli e del tedesco ucciso nella sparatoria. Alle 17 i corpi di Casadei e Corbari vennero caricati su un camion che precedentemente aveva prelevato le salme di Iris Versari e Arturo Spazzoli. I quattro partigiani furono impiccati su due piloni della luce elettrica di Piazza Saffi. La stessa sera le SS, dopo averlo prelevato dal carcere per fargli vedere il fratello impiccato, uccisero Tonino Spazzoli. I militi del battaglione IX settembre e con loro Franco Rossi si trasferirono in Piemonte. Gli atti del processo svoltosi nel 1946 ad Aosta documentano i crimini da loro compiuti anche contro la popolazione civile di quei luoghi. Il battaglione Corbari continuò la lotta di Resistenza e nel mese di ottobre si unì ai reparti alleati e partecipò alla liberazione dei territori del forlivese e del faentino.

Storie e fatti ripresi dalla segnaletica CAI posta lungo il sentiero.

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