Il centro storico di Bucarest

Spesso pensando a Bucarest ci viene in mente l’associazione con la Transilvania e di conseguenza la leggenda di Dracula. È sicuramente una città in cui storia e mito si fondono, anche grazie ai numerosi popoli che nel loro cammino sono passati di qui lasciando il loro segno indelebile: dai romani ai turchi, dai tedeschi fino ai russi. Il viaggio di oggi sarà dedicato alla scoperta dei principali luoghi del centro storico di Bucarest.

Bucarest, gli inizi della città

Bucarest è il cuore politico, amministrativo, economico e culturale della Romania. Si trova nel sud del Paese, sulla Pianura danubiana, così chiamata perché a 60km dalla capitale scorre il Danubio. Data la ricchezza di risorse economiche, l’imperatore romano Traiano tra il 101-102 DC conquistò il territorio dell’attuale Romania rinominandolo con il nome di Dacia. La provincia fu abbandonata da Aureliano nel 273 DC.

Da quel momento, un altro importante tassello della storia rumena avvenne nel XIV Secolo, in cui si riconduce la fondazione della città. Nel 1395 Mircea il Vecchio, principe del regno di Valacchia, di cui faceva parte l’attuale capitale, sconfisse i turchi e costruì la fortezza di Bucarest, il primo nucleo della città. Oggi la residenza non esiste più perché la zona, altamente sismica, ne ha causato la distruzione a seguito di terremoti. Fu suo nipote Vlad III di Valacchia, noto in tutto il mondo con il nome di Dracula, che menzionò per la prima volta il nome di Bucarest in un documento del 1459. Questa è la versione storica. Tuttavia, esiste anche la leggenda secondo la quale fu un ricco pastore di nome Bucur che costruì una casa con un’alta recinzione per proteggersi dai tatari, una tribù di origine turca, e una piccola chiesa. Attorno a questo nucleo iniziò a svilupparsi il tessuto cittadino con il nome che conosciamo noi oggi.

La locanda di Manuc

Inizio il cammino partendo da  Hanul lui Manuc, ovvero la Locanda di Manuc. Sia i caratteri dell’insegna che lo stesso nome rimandano all’oriente. Manuc Bei (1769-1817), infatti, era un mercante e locandiere armeno, il cui nome nella sua lingua era Emanuel Mârzayan. Fu un commerciante di grano e accumulò molte ricchezze vivendo a Istanbul sotto la protezione del generale ottomano Alemdar Mustafa Pasha. Tuttavia, quando quest’ultimo morì, si trasferì a Bucarest dove aprì questa locanda tuttora funzionante. Proprio come in Turchia, fungeva da caravanserraglio, ovvero una locanda in cui i commercianti provenienti da Oriente con carrozze piene di merci trainati dai cavalli potevano trovare ristoro e riposo prima di riprendere il cammino verso l’Europa Centrale in cui commerciavano i loro beni.

Manuc aprì la sua locanda intorno al 1808. In quegli anni imperversava già la guerra russo-turca iniziata nel 1806. I russi occuparono i principati romeni di Moldavia e Valacchia (a quel tempo la Romania come stato non esisteva ancora) conquistando anche dei territori ottomani. La guerra proseguì fino al 1812 quando, con il Trattato di Bucarest, giunse al termine. La locanda giocò un ruolo importante dal momento che i negoziati per giungere all’accordo tra gli imperi russo e ottomano si tennero qui e Manuc vi partecipò. In base al trattato sottoscritto la Russia riuscì a imporre il suo dominio sulla Bessarabia, la parte orientale dell’attuale Moldavia. Da quel momento la storia del Moldavia fu tormentata. Una parte rimase sotto la Russia fino alla fine della Prima Guerra Mondiale per poi ritornare sotto la Romania. Nel 1940 a seguito del Patto Moltov-Ribbentrop, i russi invasero nuovamente la Bessarabia formando la Repubblica Socialista Sovietica Moldava che rimase durante la Guerra Fredda rimase sotto l’influenza russa fino al 1990, con il crollo del blocco comunista.

Oggi funge da hotel e ristorante, in cui vengono serviti piatti tipici della tradizione romena come le sarmale, involtini di verza ripieni di carne macinata di suino e bovino, o il Mici/Mititei, polpette allungate spesso a base di carne di pecora serviti su un letto di patate al forno.

Chiesa di Sant’Antonio, la più antica di Bucarest

Vicino alla locanda di Manuc, si trova la Chiesa di Sant’Antonio. Fu costruita nel 1559 dal principe Mircea Ciobanu. Nonostante i terremoti e gli incendi che devastarono la città, l’edificio non subì mai danni irreversibili. Durante un incendio del 1847 un’icona di sant’Antonio si salvò e considerando l’avvenimento come un miracolo si scelse il santo come protettore della Chiesa.

Bucarest, la Piccola Parigi

Spesso Bucarest viene anche chiamata con il nome di Piccola Parigi. Questo perché nella seconda metà del XIX secolo molti edifici furono costruiti da architetti parigini trasferitisi a Bucarest o da architetti romeni che studiarono nella capitale francese per poi ritornare in patria e adottare lo stile architettonico francese. È il caso del Palazzo di Giustizia o dell’Arco di Trionfo simili a Parigi, quest’ultimo costruito per commemorare le vittime romene della Prima Guerra Mondiale.

Museo nazionale di storia della Romania, una tradizione lunga secoli

Proseguo lungo Strada Franceza, in pieno centro storico fino all’incrocio con Cala Victoriei. Qui si trova il Museo nazionale di storia della Romania. Costruito alla fine del 1800 come palazzo delle poste, fu adibito a museo nel 1971. Tra le collezioni più importanti spicca sicuramente la copia della colonna traiana di Roma, che a differenza di quest’ultima si sviluppa in orizzontale permettendo all’osservatore di ammirare da vicino la conquista della Dacia, da parte dell’imperatore Traiano agli inizi del 100 DC.

Un altro pezzo importante della collezione è la corona del primo re di Romania, Carlo I. Carlo I era un principe tedesco appartenente alla dinastia Hohenzollern-Sigmaringen nel sud della Germania. Divenne Signore di Romania nel 1866 e poi Re nel 1881. La domanda sorge spontanea: perché il primo re di Romania era tedesco? L’ex sovrano rumeno Alexandru Ioan Cuza fu espulso dal Paese nel 1866 e la Romania era nel caos. Questo principe apportò molte novità al paese, prima fra tutte nel 1862 unificò i due principati quello di Valacchia e di Moldavia in un’unica regione che prese il nome di Romania con capitale Bucarest. Tra le più importanti riforme ci fu quella terriera. Alexandru confiscò le proprietà agricole detenute ormai da secoli dai monasteri per ridistribuirle tra i contadini. Da una parte cercava il consenso del popolo, dall’altra cercava di avvicinare la classe conservatrice dei ricchi proprietari terrieri ai suoi principi liberali. Fallì nel suo tentativo perché questi ultimi organizzarono un colpo di stato costringendolo ad abdicare nel 1866.

Nel 1866 fu inviato Carlo I a governare il paese. Fino ad allora era stato un valoroso e dedito soldato prussiano imparentato con la corona francese di cui godeva di protezione. A quel tempo la Romania era sotto l’influsso culturale della Francia, come dimostrato anche dagli edifici in stile parigino della seconda metà del 1800 che valsero a Bucarest il nome di Piccola Parigi. Di conseguenza, con una Romania nel caos, la scelta ricadde su Carlo I. Rimase in carica fino al 1914 contribuendo all’assetto politico della Romania come la conosciamo noi oggi. In quel periodo lo stato era ancora sotto il dominio ottomano. Nel 1877-1878 il principe tedesco entrò in guerra a fianco dei russi contro la Turchia. La vittoria decretò l’indipendenza della Romania. Fu incoronato re nel 1881 e negli anni successivi si adoperò per aumentare il prestigio dello stato anche grazie ad opere edilizie come le prime università romene e il Castello di Peleș, una delle attrazioni turistiche più visitate del paese.

Si sposò con Elisabetta di Wied, da cui ebbe una sola figlia Maria, che morì all’età di cinque anni. Entrambi i coniugi impararono la lingua romena ed Elisabetta, conosciuta anche con lo pseudonimo di Carmen Sylva, tradotto in canto della foresta, si distinse per i suoi scritti letterari in lingua tedesca, romena, francese e inglese. Dopo la morte di Carlo I, il regno passò al nipote Ferdinando I, ricordato perché, nonostante le sue radici tedesche, durante la Prima Guerra Mondiale combatté a fianco degli stati della Triplice Intesa, Regno Unito, Francia e Russia. Alla fine del conflitto, la vittoria di questi ultimi significò l’allargamento della Romania con le regioni della Bessarabia, della Bucovina e della Transilvania con tanto di onori militari per il principe tedesco. La dinastia degli Hohenzollern-Sigmaringen come sovrani della Romania terminò con Michele I che nel 1947 fu deposto per volere dei comunisti.

Caru' cu bere, la birreria bavarese nel cuore di Bucarest

Svolto sulla Strada Stavropoleos, proprio di fronte a Palazzo CEC, l’edificio che si trova sul lato opposto al Museo Nazionale di Storia. Qui ha sede la Banca. Quello che colpisce subito è lo stile magniloquente, con una  cupola in vetro e metallo che sormonta la struttura. Fu costruito tra il 1897 e il 1900 dall’architetto francese Paul Gotterau, lo stesso a cui Carlo I commissionò altre opere di edilizia urbana.

Cammino lungo la via fino ad arrivare al ristorante Caru’ cu bere, appena entrati sembra di essere catapultati in un’altra dimensione e in un’altra cultura, quella della Germania meridionale. Si tratta infatti di un edificio in stile gotico costruito su progetto dell’architetto viennese Zigfried Kofsinsky all’interno del quale si trova una birreria in stile bavarese che aprì per la prima volta nel 1879. Tavoli di legno, seggiole vicino al bancone del bar e piante che scendono armoniosamente dal piano superiore. Lungo le pareti ci sono rappresentazioni di della vita di Gambrinus, il re della birra, mentre sulle vetrate ci sono due figure: uno è Gambrinus che alza un boccale e di fronte una donna romena raffigurata con gli abiti tradizionali del luogo.

Chiesa Stavropoleos

Continuo dritta fino ad arrivare alla Chiesa Stavropoleos, che si erge con archi trilobati e con colori prevalentemente ocra e blu. Si tratta della chiesa ortodossa dell’omonimo monastero costruito come complesso nel 1742. Dell’intera struttura è rimasta solo la Chiesa, considerata come un capolavoro dell’architettura romena. Lo stile è chiamato Brâncoveanu, dal nome del principe regnante in quel momento Constantin Brâncoveanu. Si caratterizza per la fusione di elementi di architettura bizantina, tardo rinascimentale e barocca con altri utilizzati nelle chiese ortodosse dell’impero ottomano. Interessante è la storia di Constantin Brâncoveanu dalla cui sposa ebbe quattro figli e sette figlie. Tuttavia, il suo rifiuto di convertirsi alla religione islamica, il culto principale dell’impero ottomano, portò alla sua decapitazione insieme ai quattro figli, convertendolo così in santo e martire della Chiesa romena.

Continuando la passeggiata in centro

Proseguo lungo Strada Lipscani. Anche il nome di questa via non è casuale e rimanda a Lipsia, una città della Sassonia, in Germania. Durante il Medioevo, infatti, molti commercianti tedeschi si trovavano qui per commerciare articoli prodotti nell’Europa Occidentale. Oggi non ci sono più ma il nome è rimasto lo stesso. Da notare anche come ci sono strade secondarie che incrociano quella di Lipscani e il cui nome si riferisce alle attività di un tempo, come Stradă Șelari, strada dei sellai o Stradă Șepcari, strada dei cappellai, a testimonianza del fatto che questo quartiere rappresentava una delle arterie commerciali principali.

Passo di fronte alla Banca Nazionale della Romania, un imponente edificio costruito a fine 1800 dagli architetti francesi Cassien Bernard e Albert Galleron, per arrivare all’ingresso del Passaggio Macca-Villacrosse. Si tratta di un tunnel con ristorantini e negozi di artigianato che ricorda la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano e la Galleria Umberto I di Napoli. Anticamente qui sorgeva una locanda appartenente a due figlie di  Petros Seraphim le quali sposarono rispettivamente l’architetto spagnolo Vilacrosse e il facoltoso Macca che costruì negozi di lusso. Quando a fine 1800 la città decise di acquistare il sito e trasformarlo in un passaggio er rendere la viabilità più snella, il passaggio prese il nome dei due uomini.

Passo di fronte a Piazza dell’Università fino ad arrivare all’incrocio in cui si trova il Teatro Nazionale di Bucarest, una struttura in stile moderno bianca, con rifiniture rosse e nere sul tetto. Il primo edificio fu costruito nel 1836 in stile barocco e si trovava in Calea Victoriei. Venne distrutto a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ricostruito nuovamente nell’attuale posizione con l’inaugurazione del 1973 a cui erano presenti due personalità di spicco che plasmarono la Romania nella seconda parte del Novecento: il presidente Nicolae Ceaușescu e sua moglie Elena. Alla base dell’edificio si trovano due sculture, la prima è un monumento con dei pagliacci. Si tratta dei personaggi delle commedie di Ion Luca Caragiale, uno dei più importanti drammaturghi e scrittori romeni. Vissuto tra il 1850 e il 1912, le sue opere spesso erano un’aperta critica alla società romena, motivo per cui entrò in contrasto con alcune personalità politiche e letterarie influenti dell’epoca e nel 1906 decise di trasferirsi con tutta la famiglia a Berlino dove rimase fino alla morte. L’altra è una statua solitaria e rappresenta proprio lo scrittore, il cui cappello ha ispirato la forma stessa del tetto del Teatro Nazionale.

Continuo la passeggiata fino a raggiungere Piazza della Rivoluzione. Sicuramente rappresenta una delle più importanti tappe di Bucarest. Qui si trovano infatti una serie di edifici strettamente ricollegati alla storia di Bucarest: tra questi l’ex Palazzo reale ora diventato Museo Nazionale d’Arte della Romania;  l’edificio del primo Comitato Centrale del Partito Comunista Rumeno, qui nel Dicembre 1989 Nicolae Ceaușescu si affacciò per l’ultimo discorso prima di fuggire in elicottero insieme alla moglie Elena; il Memoriale della Rinascita, una scultura bianca a forma piramidale che rende omaggio alle vittime della rivoluzione romena che nel dicembre 1989 rovesciarono il regime comunista di Nicolae Ceaușescu. Racconterò la storia del leader comunista e i fatti che lo videro protagonista nel prossimo articolo.

bucarest

Infine raggiungo l’ateneo romeno, progettato dall’architetto francese Albert Galleron, lo stesso responsabile per la Banca Nazionale della Romania. La struttura è simile a quella di un tempio greco. Attualmente è la sede principale dei concerti cittadini e sede dell’istituzione musicale Filarmonica “George Eneuscu”, uno dei più importanti musicisti romeni vissuto nella prima metà del Novecento.

Il viaggio continua

Il giro per il centro storico è solo un assaggio della storia e della grandezza di Bucarest. C’è ancora molto da scoprire. Nei prossimi articoli e video entreremo nel dettaglio di alcuni luoghi e personaggi che hanno lasciato un’orma importante in questa città e in questo paese.

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