A spasso per il centro storico di Bologna

Bologna
Palazzo d'Accursio o Comunale

Piazza Maggiore

Il cuore di Bologna è Piazza Maggiore, aperta a inizio del 1200 per riunire la popolazione in caso di guerre o di eventi pubblici importanti, quindi con una funzione sociale. Sulla piazza principale si affacciano tutti gli edifici principali.

Basilica di San Petronio

Palazzo del Podestà

Il primo edificio costruito sulla piazza è il Palazzo del Podestà, eretto agli inizi del 1200 immediatamente dopo l’apertura della piazza. Non aveva questo aspetto inizialmente, era un palazzo gotico in pieno stile medievale. Venne rifatto alla metà del 1400 perché quello precedente era molto rovinata e si usarono forme più  neorinascimentali, con sotto questo grande portico che serviva per connettere la piazza al palazzo. Tutte le finestre che si vedono al piano superiore appartengono ad un unico ambiente che si chiama Sala del Podestà, dove viveva e lavorava il podestà di Bologna, una specie di sindaco della città.

Nel corso del tempo fu adibito a cose diverse, ad esempio divenne il primo teatro pubblico della città di Bologna, perché poteva ospitare fino a 4000 persone. La parte centrale, dove c’è la balaustra che separa il piano terra dal primo piano, veniva utilizzata per le impiccagioni, era il luogo dove si facevano le condanne a morte. Mentre sotto c’era un mercato che si svolgeva tutti i giorni. Quindi mentre la gente veniva a fare la spesa, vedeva la sorte dei condannati a morte. Quando pioveva l’impiccagione avveniva sotto il portone dove è possibile vedere ancora le forche, evitando così spargimenti di liquidi sulla piazza. Anche l’utilizzo del centro era molto diverso: all’epoca era la piazza del mercato, per cui i cittadini dovevano rispettare tutta una serie di regolamenti comunali come il divieto di urinare di fronte all’ingresso della chiesa, a non spogliare gli animali sui gradini della chiesa, a non lavare le verdure nella fontana del Nettuno. L’uso che il popolo faceva della piazza era un uso quotidiano legato alle loro attività principali.

L’altra cosa particolare del Palazzo del Podestà sono proprio le piastrelle che decorano le lastre del piano terra che sono circa 7000 e sono tutte decorazioni di fiori e ritratti. Si dice che siano tutte diverse tranne due che sono uguali, ma non si può verificare questa cosa perché molte sono ormai cancellate.

Bologna
Palazzo del Podestà

Palazzo d'Accursio

L’altro palazzo importantissimo che si affaccia su Piazza Maggiore è Palazzo d’Accursio, un enorme edificio edificato in diverse fasi. Tra il XIII e il XVI secolo si iniziò la costruzione dal lato sinistro dove è presente la torre, la torre della casa degli Accursio, una famiglia importante della fazione dei Ghibellini. Ad un certo punto vennero cacciati dalla città perché a Bologna vinse la fazione dei Guelfi e il Comune acquistò la casa che piano piano ingrandì, acquisendo gli altri edifici che si trovavano qui e facendo costruire quello che diventerà la sede del governo di Bologna. Oggi è ancora di proprietà del comune. Ci sono degli uffici, ci fanno i matrimoni, anche se il grosso degli uffici amministrativi si è spostato. C’è anche un museo, le Collezioni Comunali d’Arte, che si può visitare come anche la torre.

Il palazzo doveva avere le sembianze di un castello, un edificio a protezione del governo della città per cui venne costruito con mura alte e diagonali con la la funzione di proteggere dai possibili invasori come anche le merlature che si trovano nei castelli fuori dai centri storici. Dall’ingresso, si entra in un cortile. La statua che si erge rappresenta Papa Gregorio XIII, il papa del calendario gregoriano, di origini bolognesi e molto amato dalla città. In realtà sopra c’è scritto DIVUS PETRONIUS perché alla fine del ‘700 quando arrivò Napoleone e iniziò a smantellare tutti gli ordini religiosi, distrusse i simboli religiosi. I bolognesi, sapendo questa cosa e volendo salvaguardare quella statua, la cambiarono un po’ mettendoci sopra la scritta Petronio e convincendo Napoleone che si trattava del santo patrono della città e quindi a risparmiarla dalla furia distruttiva. Si è deciso di tenere la targa Divus Petronius per ricordare questo episodio. Se Napoleone avesse saputo che era la statua di un papa l’avrebbe fatta togliere o distruggere perché questo successe a molti altri monumenti della città. Quasi tutti i monasteri e chiese della città di Bologna a fine 1700 chiusero o si trasformarono in qualcos’altro: caserme, cimiteri, ospedali, prigioni. Cambiarono completamente la loro funzione.

Lungo il muro è possibile vedere delle placche di pietra agganciate al muro di mattoni, si tratta de delle misure  utilizzate nel mercato per misurare per lo più i tessuti che si vendevano ed evitare frodi. C’erano misure standard come il piede e il braccio che corrispondevano ad una certa lunghezza e rimanevano lì fisse di modo che l’acquirente potesse verificare la veridicità del prezzo. Simili placche sono presenti anche in altre città italiane a dimostrazione dell’attività commerciale cittadina svolta nel Medioevo.

Bologna
Palazzo d'Accursio o Comunale

Fontana del Nettuno

La Fontana del Nettuno è del 1500, quindi costruita in un secondo momento. Bologna passò sotto il controllo dello stato pontificio all’inizio del 1500, la fontana fu costruita nel 1564 per volere di Papa Pio IV che donò alla città la prima fontana pubblica e promosse tanti altri lavori di rinnovamento e abbellimento di Bologna. Con questo gesto volle anche dimostrare che la città era passata ormai definitivamente sotto il controllo della Chiesa, che molto ricca e potente poteva contribuire a migliorare l’aspetto della stessa. Queste sono le ragioni per cui promosse questo tipo di progetto.

I bolognesi chiamano il Nettuno IL GIGANTE, ed è considerato un vero e proprio luogo di incontro. Si dice infatti “ci si incontra al gigante” per dire ci vediamo in centro. Le statue in bronzo sono state fatte tutte dal Giambologna, pseudonimo di Jean de Boulogne, ed è tutto a tema mare: Nettuno ovviamente raffigura il Dio del mare, ci sono poi le sirene, le conchiglie, i putti che tengono in mano i pesci e che rappresentano i 4 fiumi dei 4 continenti conosciuti all’epoca in Europa Occidentale. Il Nettuno ha un corpo molto vigoroso e giovane perché deve rappresentare la forza del papa e il viso di una persona anziana per raffigurare la saggezza del papa stesso. Nettuno è il dio che governa sui mari, il papa governa sulla terra quindi ci sono dei significati simbolici. Il basamento non lo fece Giambologna ma un altro architetto: Tommaso Laureti ed è rosso e bianco perché doveva richiamare i colori del comune di Bologna.

La fontana del Nettuno, insieme alle due torri, è uno dei simboli della città tanto che esiste Radio Nettuno, mentre la casa automobilistica Maserati ha usato il  tridente del nettuno come proprio simbolo. C’è una leggenda legata a questa fontana: il papa non era contento del risultato, diceva che la statua era troppo virile e ordinò all’artista di ridurre un po’ questa muscolosità. A causa di questa insoddisfazione il papa decise anche di ridurre la paga dell’artista e Giambologna si vendicò, tanto che se si guarda la statua da una certa posizione, l’indice sinistro del Nettuno appare un pene rivolto verso la chiesa. Non è un fatto storico accertato, ma una leggenda che si tramanda.

La Piazza del Nettuno venne aperta quando costruirono la fontana anche per creare una connessione.

Bologna
Fontana del Nettuno

Sala Borsa

Si tratta di una biblioteca che rimane chiusa la domenica. L’interno è affascinante perché c’è una piazza coperta con un pavimento tutto trasparente sotto il quale è possibile vedere i resti del sito archeologico che è stato scoperto qua attorno e di epoca romana. Bologna è stata una città romana, si chiamava Bolonia, era una città abbastanza grande, aveva nell’apice del suo splendore 20 mila abitanti. Questa zona era proprio il foro romano della città di Bolonia e scavando per sistemare questo edificio hanno trovato i resti della Basilica, delle strade, delle botteghe e quindi anziché ricoprirli hanno messo questo pavimento trasparente per cui camminando si possono ammirare i resti e si può anche scendere e visitarli. Si chiama Sala Borsa perché per un certo periodo all’inizio del 1900 è stato il luogo dove si facevano le contrattazioni di borsa, è stato anche ufficio del telegrafo.

Sul muro è presente un memoriale ai partigiani della Seconda Guerra Mondiale. All’inizio non era così. È stato trasformato così dal comune di Bologna perché le famiglie di questi ragazzi morti giovanissimi avevano iniziato dopo la fine della guerra a portare qui le foto dei loro cari e anche una marea di fiori per cui c’era una montagna di fotografie e di fiori, una sorta di monumento spontaneo che fu poi trasformato in un monumento ufficiale dal comune di Bologna nel 1955, 10 anni dopo la fine della guerra. L’angolo in fondo sulla sinistra veniva chiamato l’angolo di ristoro dei partigiani, con umorismo nero, perché era il luogo dove facevano le fucilazioni e lasciavano i corpi di questi ragazzi per diversi giorni cosi che facessero da monito a chi passava e fosse scoraggiato dall’unirsi alla resistenza. Sono più di 2000 fotografie: quelle al centro che hanno quella banda dorata sono le medaglie d’oro alla resistenza. È presente anche la foto di Irma Bandiera, l’unica donna medaglia d’oro, nonché la partigiana più famosa di Bologna che era stata catturata, torturata e fatta ritrovare morta dalla famiglia. Questo è un capitolo molto importante della zona di Bologna e del territorio intorno all’appennino dove si combatté molto durante la Seconda Guerra Mondiale e si bombardò la città prima di riuscire a liberarla.

Bologna

Palazzo Re Enzo

È sempre un palazzo medievale del 1246, è collegato al palazzo del podestà quindi entrando da qui si riesce a visitare anche il salone del podestà. È chiamato Palazzo Re Enzo perché il secondo piano del palazzo era diventato nel 1200 la prigione di Re Enzo che era il figlio dell’imperatore Federico II, catturato, portato qui e mai più liberato. Lui trascorse qui 23 anni della sua vita, senza poter uscire all’interno del palazzo in una prigione definita dorata perché era una residenza a tutti gli effetti. Fiorirono molte leggende e storie si narra che il re ebbe dei figli. Il palazzo mantenne sempre il suo nome.

Bologna

Entriamo nel Quadrilatero dal palazzo dell’Archiginnasio, il palazzo dell’università, da cui si riesce a veder il fatto che i lavori della chiesa si interruppero molto bruscamente dal momento che la costruzione educativa ne impediva ogni possibile allargamento. Si racconta che fu sempre Pio IV a far costruire l’Archiginnasio in modo da impedire l’allargamento di San Petronio, perché non voleva che diventasse più grande di San Pietro a Roma. Gli storici validano questa potenziale tesi, ma in ogni caso il progetto era troppo ambizioso e non sarebbe stato terminato.

La zona del quadrilatero oggi si chiama food district di Bologna, perché ci sono ristornati tradizionali, locali che vendono prodotti tipici, osterie, taverne, diversi punti ristoro. È il luogo dove si manifesta di più Bologna la grassa che è l’altro soprannome della città, legato appunto alla sua tradizione gastronomica. In realtà questo quartiere è molto più antico dell’uso turistico  che se ne fa oggi, perché le strade ricordano e ricalcano le strade della Bolonia romana: sono molto strette, mentre nel resto della città in epoca medievale si iniziarono a costruire portici, qui non si eressero perché non c’era spazio e rimase l’andamento stradale fatto di vie strette e tortuose. Questo era il cuore economico della città, infatti i nomi delle vie ricordano tutte le attività che si svolgevano qui, come Via Clavature che una volta era una via importante, qui passavano i cortei, è la prima via in cui viene messa l’illuminazione pubblica con la luce elettrica, era una via di passaggio molto importante. Clavature deriva da chiavature, l’arte di produrre le chiavi e le serrature quindi c’erano i fabbri. Via Drapperie, dove si vendevano i tessuti, Via degli Orefici, Via Caprarie. I nomi delle vie rimangono a ricordare le attività che si svolgevano. Il mercato di mezzo che vediamo oggi come una sorta di mercato coperto, in realtà è il nome del mercato che si svolge ancora oggi tutti i giorni dal medioevo. Si chiamava così perché stava a metà tra Piazza Maggiore e le due Torri ed è un mercato alimentare che si è mantenuto nel tempo.

Passeggiando si nota un edificio che oggi è un museo archeologico, ma in passato lo chiamavano ospedale della morte perché qui aveva sede l’istituto caritatevole che dava assistenza spirituale ai condannati a morte. Vicino c’è un portico che oggi si chiama portico dei musei, anche se molti bolognesi lo chiamano ancora portico della morte, per le radici che affondano al Medioevo. Di fronte c’era l’ospedale della vita, il primo ospedale della città aperto nel 1200. Oggi rimane una chiesa chiamata Santa Maria della Vita ed era la chiesa annessa all’ospedale. Questo tipo di attività erano gestite da confraternite religiose che in maniera caritatevole davano assistenza fornendo l’importante servizio dell’ospedale.

Bologna
Ospedale della morte
Bologna
Ospedale della vita

Ci addentriamo nel quadrilatero. Ci sono negozi di alimentari specializzati nella vendita di verdura, carne, pesci, frutta. La regina indiscussa dei salumi è la mortadella, che ha un’origine molto antica. Nel museo archeologico c’è una stele di epoca romana che raffigura un uomo nell’intento di preparare una specie di mortadella, perché c’è carne di maiale tutta schiacciata e usa un mortarium, quindi probabilmente il nome mortadella deriva da quello. In passato la mortadella era costosissima perché nel medioevo le spezie erano merce rara ed era ritenuto un prodotto di élite consumato solo dalle persone ricche.  Cosava più del prosciutto di Parma Oggi non è più così, ma resta comunque il prodotto più esportato nell’industria alimentare locale.  Lungo le vie ci sono banchi di frutta e verdura, all’epoca qui si svolgeva il mercato del pesce, infatti i banchi hanno piccole cantine dietro il banco che si chiamavano buse. Le riempivano d’acqua e ci mettevano il pesce per mantenerlo fresco.

Osteria del sole – oggi ha solo un’insegna VINO è l’osteria più antica, è del 1465. I muri e la pianta sono rimasti uguali, anche l’arredamento è rimasto quello degli anni ’50. È un luogo popolare e molti attori di solito vengono qui. È un luogo storico in cui si può ordinare solo da bere, in cambio se uno vuole, può portarsi le sue cose da mangiare.

La parte sinistra del Quadrilatero è stata ricostruita agli inizi del ‘900, le vie strette vengono abbattute per lasciare spazio ai palazzi, per ammodernare la città. È così che venne costruita Via Rizzoli con banche, uffici, grandi magazzini al fine di trasformare Bologna in una città moderna.

Nel cuore del Quadrilatero, tra Via Caprarie e Via degli Orefici hanno creato una specie di Wall of Fame della musica jazz, perché qui negli anni 50 c’erano diversi locali di musica jazz dove Lucia Dalla iniziò come musicista. Lungo la via si trovano delle stelle con nomi legati al jazz.

Bologna

Il negozio Paolo Atti & Figli è un negozio storico di Bologna, nacque come panetteria però ora fa soprattutto produzione di tortellini. Ha mantenuto proprio l’arredamento originale di inizio ‘900 e anche le scatole con cui vendono i tortellini hanno il packaging con la grafica in stile liberty di inizio ‘900. Non è proprio economico, il prezzo medio è 30 euro al kg. Il tortellino è il piatto tipico di Bologna, più delle lasagne e delle tagliatelle al ragù. Dovrebbe essere mangiato rigorosamente con brodo di cappone o di gallina. Poi al ristorante si trova alla panna, al ragù e in altre varianti. Nel tortellino c’è mortadella, prosciutto di Parma, lonza di maiale, quindi 3 tipi di carne, più il parmigiano.

Dolci tipici di Bologna sono la torta di riso e il certosino. Il certosino di solito si fa a natale, è un dolce scuro e tondo con tanti ingredienti: cacao, mandorle, frutta candita. Si prepara un mese prima di Natale e si lascia riposare. Si chiama così perché lo facevano i monaci certosini. Anche la torta di riso veniva preparata nei luoghi religiosi e la chiamavano la torta degli addobbi perché si faceva durante la Festa degli Addobbi, un’antica tradizione religiosa di Bologna, istituita nel 1479 dal cardinale Gabriele Paleotti intorno al 1470 e così chiamata per i drappi appesi alle finestre nell’occasione.

Bologna
Torta di riso

Palazzo della mercanzia

Palazzo della Mercanzia è un palazzo medievale dove oggi ha sede la camera di commercio. Qui dentro sono conservate e registrate ufficialmente con atto notarile dall’Accademia Italiana della Cucina, le ricette di tutti i piatti tipici bolognesi come tortellini, tagliatelle al ragù, lasagna, passatelli, friggione (il friggione è un piatto vegetariano fatto con pomodoro e cipolla che si cuociono per 8-9 ore e si usa come condimento o come antipasto). Per la tagliatella c’è anche la misura stampata in oro perché secondo la tradizione andrebbe fatta con misure precise: larghezza di 7mm quando è cruda, 8mm quando è cotta. Deve essere finissima, meno di 1 mm di spessore, e per accertarsi che si sia stesa della misura giusta si dovrebbe trovare una chiesa con una finestra che affacci sul santuario di San Luca, prendere la sfoglia, guardare attraverso, e se si vede San Luca vuol dire che è lavorata bene, se non si vede vuol dire che deve essere ulteriormente stesa con il mattarello.

Questo palazzo in realtà è un palazzo di epoca medievale dello stesso architetto di San Petronio, Antonio Di Vincenzo e fu costruito con l’idea di farne il tribunale dei mercanti, quindi un luogo dove le corporazioni di arti e mestieri potevano decidere della vita economica della città e in caso di banca rotta o spionaggio industriale loro avevano il potere di decidere le pene e dirimere tutte le questioni. Lo stile è gotico medievale, le statue che si vedono sono la giustizia al centro e alcuni dei santi protettori della città: non solo Petronio, ma anche Stefano e Domenico, attorno all’edificio ci sono le altre statue. Queste sono tutte copie, le originali sono al museo medievale, si sono spostate per preservarle anche perché un’ala del palazzo venne colpita dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale come anche altri luoghi del patrimonio monumentale della città.

Bologna
Palazzo della Mercanzia

Due torri: Asinelli e Garisenda

Le Torre degli Asinelli e Garisenda sono l’altro simbolo di Bologna insieme alla fontana del Nettuno. La Garisenda è la più alta (96 metri) e la più pendente (3 metri). Il nome di entrambe le torri viene dal nome della famiglia che le fece costruire: la famiglia degli Asinelli e Garisenda. In entrambi i casi abbiamo poche notizie sulle famiglie perché si estinsero nel secolo successivo alla costruzione delle torri. Erano sicuramente famiglie importanti perché solo chi aveva denaro e potere poteva permettersi questo tipo di costruzioni, ma in realtà sono famiglie che non hanno lasciato altri segni nella città a parte il nome alle due torri. Si può salire sugli Asinelli, sono 498 scalini, secondo la tradizione se si sale prima della laurea non si laurea, non termina gli studi, porta sfortuna. Dentro è abbastanza angusto, non è spazioso. Hanno provato a proporre degli ascensori ma il comune si è sempre rifiutato a causa della mancanza di spazio. La vista dall’alto è molto bella ma non è l’unica da cui si può avere una bella vista, l’Asinelli si pensa che sia una delle più antiche delle città 1109-1119, la Garisenda 1140, grosso modo le torri sono tutte costruite entro il 1200, dopo di che si smette di costruirle.

Veniva fatto perché era uno status symbol: le famiglie più potenti/importanti si facevano costruire le torri perché erano simbolo di potere, inoltre più era alta più la famiglia era forte. Ma era anche un simbolo di difesa, nel momento in cui c’erano tante guerre, lotte tra fazioni, avere un luogo di questo tipo che occupava poco spazio perché va verso l’alto e non invade la città era un modo sicuro per proteggersi in caso di guerra. Gli ingressi erano sempre posti a 6-7 metri quindi quelli odierni sono stati aggiunti, all’epoca si saliva con una scaletta mobile che poi veniva tolta e ci si chiudeva dentro, si lanciavano oggetti da sopra, si vedevano i nemici da sopra. Si conta che nel medioevo ci fossero circa un centinaio di torri 80-100 è il numero individuato quindi il colpo d’occhio per chi arrivava dall’appennino era notevole. Il paragone che viene fatto è quello con la Manhattan di oggi perché entrambe sono città che avevano un andamento molto verticale, la concezione era di una città che andava verso l’alto. Le torri rimaste oggi sono 22 o 24 dipende se si contano anche due campanili. Sono molto ridotte rispetto agli inizi. Molte vennero distrutte perché costruite male. Un esempio è la Garisenda che ha il basamento, le fondamenta fatte male quindi pende. Altre vennero distrutte da terremoti, fulmini, bombardamenti, per ragioni varie. Oggi ne rimangono una ventina. La Garisenda è sempre tenuta sotto controllo, ora stanno iniziando lavori per rafforzare il basamento perché la pietra con cui è fatto  è un’arenaria quindi una pietra locale durevole ma le vibrazioni di auto e macchine col fatto che era costruito male fa si che sia sempre sotto controllo.

Dietro la torre sul muro c’è un’iscrizione che riporta alcuni versi del 31 esimo canto dell’inferno di Dante perché il sommo poeta citò la torre della Garisenda all’interno della Divina Commedia paragonandola al gigante Anteo, quindi probabilmente Dante era venuto a Bologna e aveva visto la torre già pendente dal momento che la descrisse così.

Qual pare a riguardar la Garisenda

sotto il chinato quando un nuvol vada

sovr’essa sì ch’ella in contrario penda

tal parve Anteo a me, che stava a bada

di vederlo chinare

Bologna
Torre degli Asinelli e Garisenda

Lascia un commento