Bologna, la Basilica di Santo Stefano

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Basilica di Santo Stefano

Un altro gioiello di Bologna, anche se più nascosto rispetto alla chiesa principale, è la Basilica di Santo Stefano. La piazza che prende il nome della basilica era precedentemente un parcheggio. L’architettura è stata inseguito rivista con il fine di far terminare le vie circostanti in questo unico slargo che è diventato pedonale ed ha così messo in risalto la costruzione.

La storia di questo posto non è semplice perché è un complesso formato da diversi edifici: 4 chiese (Chiesa del Crocifisso, Basilica del Sepolcro, Basilica dei protomartiri San Vitale e Sant’Agricola, Chiesa del Martyrium) un monastero, un chiostro e un cortile. Si chiama ufficiosamente le Sette Chiese, tuttavia 7 chiese è un nome simbolico, il 7 rappresenta la totalità, è un numero sacro per la cristianità quindi serve a descrivere questo complesso che effettivamente è formato da tanti edifici diversi ma non ci sono 7 chiese. La prima chiesa non la vediamo perché c’è una messa in corso e quindi non si può entrare ed è la chiesa del Crocifisso.

Chiesa del Crocifisso

È di origine longobarda. Fu costruita nell’VIII secolo dal re longobardo Liutprando che conquistò la città nel 727.

Chiesa del Santo Sepolcro

Iniziamo la visita dalla Chiesa del Santo Sepolcro che si ritiene essere una delle più antiche. Secondo la tradizione è stata costruita da Petronio nel V secolo come copia della Chiesa del Sepolcro di Gerusalemme. L’idea era di ricostruire a Bologna un luogo di pellegrinaggio dal momento che pochi potevano permettersi di arrivare a Gerusalemme in quanto il viaggio era lungo e pericoloso. Petronio fece costruire questa prima chiesa inizialmente con forma circolare, non ottagonale come si può vedere. La parte ottagonale venne aggiunta nel 1100 quando i primi crociati bolognesi andarono a Gerusalemme videro la Chiesa del Sepolcro che nel frattempo era cambiata: non era più circolare ma ottagonale. Al loro ritorno fecero sistemare questa prima chiesa aggiungendo così la parte esterna.

Nella Chiesa è presente un piccolo spazio con due sarcofagi: uno è simbolicamente il sepolcro di Cristo vuoto e l’altro era il sepolcro dove venivano tenute le spoglie di San Petronio, che all’inizio fu sepolto qui, successivamente spostato a San Petronio. In passato si entrava qui per effettuare una sorta di rituale religioso. Nel periodo di Pasqua si entra, si chiede perdono per i propri peccati, e si esce. C’erano anche delle usanze legate a questa costruzione: ad esempio le donne in cinta verso la fine della gravidanza facevano il giro della chiesa 3 volte come il 3 della trinità in segno di buono auspicio per il nascituro.

Si pensa, ma non è sicuro perché gli archeologi non sono riusciti a determinarlo con certezza, che qui ancora prima della chiesa di Petronio, ci fosse un tempio pagano dedicato alla dea egizia Iside, di cui è stata trovata un’iscrizione nel cortile esterno. C’era una struttura tondeggiante e le colonne in marmo cipollino di origine africana sono colonne di epoca romana. Data l’architettura si pensa sorgesse un tempio. Qui sotto c’è una sorgente d’acqua e il culto di questa idea prevedeva l’immersione nell’acqua. Ci sono tutta una serie di indizi che riportano all’ipotesi di un tempio pagano.

Quando i monaci benedettini arrivarono alla fine del XX secolo, lo ampliarono, lo risistemarono tutto e ne fecero un luogo di pellegrinaggio e di culto. Conteneva infatti molte reliquie che erano i tesori di questa chiesa perché ovviamente la reliquia veniva pregata, i pellegrini lasciavano donazioni e questo luogo prosperava. Nella chiesa si può vedere una colonna isolata, è chiamata la colonna della flagellazione di Cristo, in realtà potrebbe essere una colonna della flagellazione di epoca romana perché è stata datata a quest’epoca. Inoltre avvicinandosi si possono notare tutta una serie di piccoli segni che potrebbero essere quelli del flagello.

Bologna, Basilica di Santo Stefano
Bologna, Basilica di Santo Stefano

Chiesa dei Santi Vitale e Agricola

Molto semplice e suggestiva, anche questa è stata completamente ricostruita in epoca romanica ma pare che fosse molto più antica come costruzione, intorno al V secolo. Ci sono sia colonne medievali che le solite colonne romane che in realtà venivano riutilizzate. Ai lati dell’altare ci sono due sepolcri, due sarcofagi, che sono quelli di Vitale e Agricola. Vitale e Agricola sono i primi due martiri bolognesi, Vitale era il servitore di Agricola che era un nobile di epoca romana. Agricola venne crocifisso e si pensa che quella croce che c’è sulla destra sia la croce con cui lui sia stato crocifisso. In realtà è in legno, ma è stata ricoperta di metallo per preservarla e permettere ai devoti di toccarla. Invece Vitale, in quanto servitore, doveva avere una fine più cruenta, venne sbranato dai leoni nell’arena. Le loro spoglie furono ritrovate in un cimitero qui vicino e portate nella prima chiesa dove fu costruita una cripta per nascondere e preservarle. Infatti questo luogo in epoca medievale era fuori dal centro della città, non c’erano le mura a proteggere il complesso che poteva essere oggetto di saccheggi.

Bologna, Basilica di Santo Stefano

Il Cortile di Pilato

Accediamo all’aera esterna chiamata cortile di Pilato, al centro si vede una specie di conca in pietra, si chiama catino di Pilato ed è un manufatto di epoca longobarda. Qui infatti il re longobardo Liutprando conquistò la città nel 727 costruendo una delle quattro chiese: la chiesa del Crocifisso. Questo catino dalla chiesa venne portato qui, l’iscrizione dice che è fatto da questi due re: Ildebrando e Liutprando, due re che governarono insieme e che lo donarono alla chiesa perché i fedeli potessero metterci le offerte.

Bologna, Basilica di Santo Stefano

Da qui si può ammirare la parete esterna della Chiesa del Santo Sepolcro che è decorata e le cui raffigurazioni sono simbologie: le scacchiere rappresentano il contrasto tra bene e male, tra ordine e caos. Le stelle hanno 5-6-7 punte e ogni numero di punte corrisponde ha un significato simbolico come l’armonia sul mondo, la totalità, il microcosmo, il macro cosmo. Ci sono significati che oggi a noi sfuggono ma che erano molto più chiari a chi li leggeva all’epoca. Sulle pareti laterali ci sono una serie di sepolture, piccole cappelle, questo ambiente è stato costruito dai monaci per connettere le varie parti della chiesa.

Bologna, Basilica di Santo Stefano

Chiesa del Martyrium

Questa è la quarta e ultima chiesa, la chiesa del Martyrium ed è quella che venne ricostruita dopo i bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. Si pensa sia stata costruita da Petronio, ha una forma strana perché è lunga e molto stretta. Dopo l’entrata si scorge l’altare e un insieme di cappelle. Il pavimento è stato datato di epoca romana, probabilmente c’era qualcosa anche prima. È stato ricostruito tutto quanto dopo la fine della guerra. In fondo c’è un presepe in legno che è considerato il tesoro della chiesa perché è del 1100 quindi uno dei presepi più antichi del mondo dipinto nel 1370 dal pittore bolognese Simone dei Crocifissi che ne curò la ricca policromia e la doratura con il suo personalissimo stile gotico. La particolarità è che è fatto con diversi tipi di legno e a grandezza naturale. È monco in alcune parti: mancano delle mani, ma tutto sommato si è conservato benissimo.

Bologna, Basilica di Santo Stefano

Chiostro

Concludiamo la visita con il chiostro. Questo è il chiostro benedettino, è connesso al monastero che non è visitabile, si trova sopra ed è ancora in funzione, ci sono i monaci francescani da un paio d’anni, prima c’erano gli olivetani. Il chiostro viene costruito sempre da loro in epoca medievale dal 1100 al 1200 in due fasi successive ed è il tipico ambiente da monastero. Il lato più bello è quello con tutti i capitelli decorati a differenza degli altri. Si dice che Dante durante il suo soggiorno a Bologna venisse qui per studiare, riflettere, leggere e scrivere e che abbia preso ispirazione da due di questi capitelli per rappresentare due pene una nell’inferno una nel purgatorio. Una la usa come pena degli indovini che lui descrive come persone che sono costrette a girare con il volto di 180 gradi rispetto al corpo perché hanno voluto vedere il futuro che invece è una prerogativa divina quindi, per contrappasso quella è la loro pena per l’eternità. Invece il secondo da sinistra si chiama telamone e venne utilizzato da Dante per descrivere i superbi che devono girare in purgatorio con questi massi, dei pesi sulle spalle che li fanno procedere in ginocchio a fatica.

Bologna, Basilica di Santo Stefano

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