Bologna, Basilica di San Petronio

basilica di San Petronio

Passeggiando per Piazza Maggiore la vista cade subito su uno dei monumenti più importanti e più amati dagli stessi bolognesi : la Basilica di San Petronio.

La Basilica di San Petronio non è la chiesa cattedrale di Bologna. La capitale emiliana ha infatti un’altra chiesa che funge da cattedrale: San Pietro che si trova lungo Via Indipendenza, in posizione leggermente defilata rispetto al centro della città, Piazza maggiore.

A differenza delle altre città italiane, San Petronio è considerata la più importante oltre che la più grande della città. È stata costruita non per volere della Chiesa, ma per volere del governo di Bologna nel XIV secolo. In generale per la storia di Bologna il 1200 e 1300 furono i secoli d’oro, il momento storico in cui la città crebbe e prosperò tanto da un punto di vista economico che politico. L’università divenne un punto di riferimento importante. In questo periodo la città era autonoma, si governava da sola, non era soggetta a sovrani o imperatori. In questo momento il comune, prosperando, decise di erigere questo luogo religioso. Ma non solo, l’idea era di avere un luogo in cui radunare la popolazione di Bologna che partecipò attivamente alla costruzione della Chiesa come poteva: i ricchi attraverso donazioni, i meno abbienti con la forza delle braccia. La costruzione di questa chiesa iniziò nel 1390. Anche in un secondo momento la chiesa di San Petronio non fu gestita da ecclesiastici e questo non piaceva a Roma, soprattutto dal momento in cui Bologna passò sotto il controllo della Chiesa all’inizio del 1500. Di fatto verrà ufficialmente consacrata nel 1954. Ovviamente un gesto simbolico.

Un’altra particolarità è che si iniziò la sua costruzione dall’ingresso, quindi dalla facciata, e non dalla parte finale come di solito si faceva quando si costruivano gli edifici religiosi. Iniziando dalla fine si avanzava piano piano e si potevano iniziare a ufficiare le messi. Invece iniziando dall’ingresso bisognava montare degli altari mobili che poi venivano spostati. È una costruzione immensa che richiese molto tempo per essere realizzata. Si ritiene conclusa grosso modo nella metà del 1600, dopo oltre due secoli di costruzione. L’architetto fu Antonio di Vincenzo molto conosciuto all’epoca in quanto lavorava in altri cantieri della città. La chiesa è in stile gotico, quindi maestoso e tendente verso l’alto. Questo edificio ha un’altezza notevole: con grandi pilastri,  archi a sesto acuto, finestre tonde, tutti elementi tipici dell’architettura gotica che tuttavia si distingueva da altre importanti chiese gotiche come il duomo di Milano o Notre Dame de Paris perché c’è questa profusione di rosso. Il mattone rosso usato per San Petronio, è il materiale tipico dell’architettura bolognese. Da qui uno dei tre soprannomi della città: Bologna la Rossa. Non solo per l’orientamento politico prevalente del passato, ma proprio per l’architettura. La chiesa è lunga 130 metri ma secondo il progetto di Di Vincenzo doveva essere lunga 200 metri, di conseguenza molto più ampia. Era un progetto troppo ambizioso, mancavano le risorse economiche quindi si decise di limitarlo alla lunghezza attuale.

All’inizio del 1500 un altro architetto prese in mano i lavori della chiesa per completarla e fece un secondo progetto secondo il quale la chiesa sarebbe dovuta essere 240 metri, ancora più grande del primo progetto. Anche questo non viene realizzato per lo stesso motivo del precedente, tuttora si possono vedere tracce di questi lavori che vennero poi interrotti. L’idea era quella di mantenere il più possibile lo stile uniforme: l’architettura doveva seguire quella del primo progetto, lo stile gotico anche se di fatto nel 1600 non era più in voga. Ci sono 22 cappelle laterali dedicate alle famiglie più importanti o alle corporazioni di arti e mestieri che le acquistavano e le facevano decorare dagli artisti dell’epoca. Di conseguenza ogni cappella è a sé con decorazioni e stili diversi.

Il crocifisso è di un artista anonimo, è stato trovato in una delle sacrestie e il secolo scorso si è deciso di metterlo al centro dell’altare anche se fa sorridere che l’opera principale sia di una mano sconosciuta. Ci sono 2 organi al lato dell’altare: quello di destra è considerato il più antico d’Italia, è un organo del 1400. Nella basilica di San Petronio c’era una Schola Cantorum quindi un coro anche questo formato nel 1400, che comprendeva sia voci che strumenti e dedicato alla musica sacra, corale.

Le principali attrazioni sono due cappelle e la linea meridiana.

Cappella Bolognini

Iniziamo dalla Cappella Bolognini, così chiamata perché apparteneva ad una importante famiglia dell’epoca: i Bolognini. È stata decorata all’inizio del 1400 dall’artista Giovanni Da Modena ed è tutta rifinita con affreschi. La chiamano anche la Cappella dei Magi perché sulla parte destra c’è una raffigurazione dei re magi.

La raffigurazione sulla sinistra riguarda scene dell’inferno e del paradiso. Sopra c’è il paradiso: il Cristo rappresentato in una mandorla si chiama mandorla mistica, si tratta di un ovale di forma allungata, circondato da gruppi di angeli. Sotto ci sono i santi che sono seduti in maniera ordinata su queste panche e sono al cospetto di Dio e di Cristo. Tutto nella parte superiore è molto chiaro e ordinato perché l’idea è proprio che rappresenti la parte buona, quella celeste. Scendendo si vede il contrasto forte con la parte che rappresenta invece l’inferno. C’è Lucifero, Satana in mezzo che è rappresentato come un uomo a tre teste e sta mangiando un uomo che probabilmente è Giuda. Lucifero è circondato da questi stanzoni fatti di pietra dove ci sono tutti i peccatori con i demoni che stanno infliggendo loro le pene che dovranno subire per l’eternità e sono corrispondenti grosso modo ai 7 vizi capitali. È una rappresentazione brutale perché l’idea era che le persone entrando in chiesa non sapendo per lo più leggere e scrivere guardando queste immagini potessero essere educati a comportarsi da buoni cristiani. Diversamente li aspettava l’inferno. Sopra la testa di Lucifero, sulla destra, c’è un uomo nudo sdraiato sulla roccia: è una rappresentazione di Maometto. Maometto viene rappresentato tra gli eretici perché all’epoca era percepito come eretico della religione cristiana. Questa cosa ha causato diversi problemi alla sicurezza dopo l’attentato alle torri gemelle del 2001, perché è stato inserito come possibile obiettivo di attacchi terroristici per cui è stato messo l’esercito fuori, che è rimasto, metal detector all’ingresso, controlli stringenti perché si pensava a qualche potenziale attentato. Ovviamente quella rappresentazione va collocata nel periodo storico in cui è stata realizzata: non è una provocazione, ma una rappresentazione dell’epoca.

Nella parte centrale le vetrate sono originali di inizio 1400, insieme a quelle della cappella di fronte, le altre sono state costruite nei secoli successivi, alcune rifatte perché distrutte per vari motivi. Al centro ci sono varie raffigurazioni della vita di San Petronio. Petronio è stato vescovo di Bologna nel V secolo tra il 430 e 450 e a lui sono attribuiti diversi miracoli e diversi viaggi che compie a Gerusalemme, a Costantinopoli, l’attuale Istanbul, con l’idea di raccogliere le reliquie dei santi e portarle a Bologne dove verranno poi conservate nella Basilica di Santo Stefano dove lui viene peraltro sepolto inizialmente. È sempre Giovanni da Modena l’artista.

Meridiana

L’altro elemento particolare è la meridiana, che è la più lunga del mondo realizzata all’interno di un edificio coperto. È lunga 66,7 metri ed è stata realizzata nella metà del 1600 da un astronomo che si chiamava Giandomenico Cassini. Questa in realtà è la seconda meridiana che viene realizzata all’interno di San Petronio. La prima, costruita alla fine del  1500, venne distrutta a seguito delle modifiche alla chiesa. Come funziona la meridiana? C’è un occhio, in cui c’è un buco e un sole dipinto intorno per identificarlo. A mezzogiorno, che non sono le 12:00 del nostro orologio ma il mezzogiorno solare che può cambiare da stagione a stagione e anche a seconda della città in cui si è, i raggi del sole passano dal buco e vanno a indicare un punto diverso della meridiana a seconda della stagione in cui ci troviamo. Qui sono indicati con i segni zodiacali i vari mesi dell’anno; mentre questi numeri rappresentano la lunghezza della meridiana secondo un sistema metrico che si utilizzava all’epoca. Quindi questo era un modo per contare il tempo e nel caso di Cassini per verificare con dei calcoli complessi se il calendario gregoriano che era stato istituito alcuni decenni prima, che è il calendario che usiamo anche noi oggi, era stato impostato correttamente o necessitava dopo alcuni anni di alcune modifiche. Questo è il motivo per cui viene fatto questo strumento. Nessuno gli disse di fare la meridiana più lunga del mondo e lui diceva che non si trattava di una decorazione, ma di uno strumento scientifico. Con i suoi calcoli arrivò a stabilire che doveva essere di questa lunghezza perché rappresentava la “tot” millesima parte della circonferenza della terra. Quindi riprodusse in scala la circonferenza della terra che a sua detta gli consentiva di osservare il movimento del sole – ovviamente non era il movimento del sole. Lui fece fatica anche a trovare il luogo in cui collocarla, accostandoci vediamo che passa vicinissima ai pilastri. Alla fine trovò la posizione giusta. Quando venne inaugurata otterrà tantissimo successo; lui già era un astronomo conosciuto, era un professore dell’Università di Bologna, verrà invitato dal Re Sole, quindi Luigi XIV e poi si trasferirà a Parigi dove andrà a lavorare per il re di Francia.

basilica di san petronio

Due orologi

Ci sono anche due orologi che sono del 1700 e vennero messi per aiutare i bolognesi a capire il passaggio dall’ora italica all’ora francese. L’ora francese è quella che usiamo anche noi oggi quindi il giorno finisce a mezzanotte, per l’ora italica il giorno finiva al tramonto: quando si ritornava dai campi e si finiva di lavorare la giornata era conclusa. Per aiutare chi non sapeva leggere le ore a orientarsi su questo cambiamento, vennero montati questi due orologi che hanno un unico meccanismo: dentro c’è una sorta di armadio, dentro al quale c’è una specie di pendolo che viene ricaricato tutti i giorni. Un momento in cui non si è potuto ricaricare il pendolo e l’orologio è stato fermo, forse l’unico momento della storia, è stato durante il primo lockdown del 2020. Tutti i giorni c’era una persona che guardava il momento in cui il raggio del sole puntava la meridiana. Con una specie di martello batteva il pavimento e la persona incaricata ricaricava l’orologio.  Ora c’è l’ora digitale ma all’epoca si faceva così.

Cappella di San Petronio

L’altra cappella è la cappella di San Petronio, ricchissima, molto opulenta, fatta in stile barocco che ha come scopo la meraviglia, lo stupore di chi osserva. È tutta una profusione di marmi e stucchi dorati, non ha un angolo libero. Nella base dell’altare c’è una contenitore dorato che contiene le spoglie di San Petronio che vennero trasferite qui in parte nel 1700 e in parte nel 2000. La testa si trovava qui dal 1700, il resto del corpo era ancora nella Basilica di Santo Stefano dove il santo era stato sepolto inizialmente. I monaci di Santo Stefano non erano contenti di lasciare andare la reliquia più importante che avevano e ci misero un bel po’ di tempo a decidersi. Per cui per qualche secolo ci fu la testa da una parte e il corpo da un’altra. Peraltro anche la testa i monaci non la volevano cedere. Intervenne il papa a dire “vi ordino di donare una reliquia” e lui a sua volta la donò alla chiesa di San Petronio. Il santo si celebra il 4 ottobre che è festa del santo patrono di Bologna. Oggi dura solo un giorno, ma all’epoca c’erano 2 settimane di festeggiamenti con processioni e liturgie.

Facciata di San Petronio

È una facciata particolare, è incompleta per diversi motivi. La parte bassa, il basamento, venne fatto subito dopo la costruzione della chiesa, quindi fine 1300 inizio 1400. Poi venne fatta la seconda parte sempre in marmo con i colori rosso e bianco, i colori di Bologna nel 1500 e la parte superiore doveva essere completata con una decorazione sempre in marmo. Quei mattoni sporgenti che si vedono sarebbero serviti ad ancorare le lastre di marmo. In realtà ad un certo punto finirono i soldi per cui si interruppe il progetto. Non si era convinti del progetto iniziale, quindi ci furono vari concorsi nel corso del tempo per capire come completare la costruzione. Nel museo di San Petronio ci sono i disegni di tutti gli architetti che nel corso del tempo hanno proposto dei progetti per completarla senza tuttavia trovare mai una soluzione che potesse accordare il nuovo con il vecchio. Passò il tempo e ad un certo punto i bolognesi decisero di lasciarla così dal momento che la sua incompletezza era diventata parte integrante del sito.  

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